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Dati
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| Caratteristiche
principali Situata a circa 10 km a nord di Ravenna e a sud dell'ampio delta del Po è stata istituita nel 1968, a seguito di una lunga azione promossa dal WWF e appoggiata da diversi enti scientifici e protezionistici. È attualmente gestita da un comitato di cui, oltre al WWF, fanno parte l'Istituto Nazionale di Biologia della Selvaggina e la Provincia e il Comune di Ravenna. Dal 1981 è area Ramsar (480 ha, di cui 222 ha includono il Santuario ornitologico di Punte Alberete, e i restanti 258 ha la Valle della Canna o Valle Mandriole). La totale trasformazione agraria che ha sconvolto, a partire dalle «centuriatio» romane, l'aspetto del settore emiliano della Pianura Padana, ha lasciato, quasi per dimenticanza, intatti dei piccoli ambienti palustri, lagunari e forestali, che costituiscono, oggi, gli ultimi rifugi della natura in tutta la Padania orientale. Gli immensi boschi che coprivano il territorio, come la Silva Litana tra l'Appennino e il Po, la selva paludosa di Modena, e le altre che rivestivano i terreni sedimentari in cui si contorceva il corso del Po, dovevano avere un aspetto da potersi paragonare a quello delle giungle amazzoniche. E la fauna, oggi limitata a sparuti cervi nel bosco della Mesola, non era da meno: vi erano comuni animali come il castoro che, secondo Fazio degli Uberti, popolava le lagune di Ferrara; il pellicano, i lupi e tanti altri. L'importanza delle zone umide di questo settore della pianura Padana è testimoniato dalle numerose aree definite di importanza internazionale per l'avifauna. Oltre alla presente Oasi di protezione di Punte Alberete, si ricordano le seguenti: Sacca di Bellocchio e Valli residue del Comprensorio di Comacchio (13.500 ha); Valle Santa (261 ha); Valle Campotto e Bassarone (1.363 ha); Valle di Gorino e territori adiacenti (1.330 ha); Valle Bertuzzi e acque superficiali adiacenti (3.100 ha); Pialassa della Baiona e territori adiacenti (1.630 ha); Ortazzo e territori adiacenti (440 ha); Salina di Cervia (785 ha). Flora Questa riserva paludosa è percorsa e divisa in due parti dal fiume Lamone che ne individua una parte settentrionale e una meridionale; ai suoi confini orientali lambisce la pineta di S. Vitale, la quale, assieme alla pineta di Classe (2.041 ha complessivi), rappresenta quanto oramai resta della vasta pineta che correva, larga da 5 a 2 km dal Lamone al Savio, lungo la costa. Caratteristica principale, che rende praticamente unica Punte Alberete, è la foresta allagata di salici, pioppi e olmi. Le pozze d'acqua (cosiddetti «chiari») ospitano diverse specie di piante acquatiche, da cui spesso prendono il nome (es. chiaro delle tife, chiaro delle ninfee). Fauna Ricca è la fauna acquatica, con anfibi anuri e urodeli, oltre a pesci e numerosi invertebrati. L'avifauna comprende oltre 15.000 individui, soprattutto limicoli e anatidi. Il fenomeno naturalistico forse più importante del rifugio è la garzaia, ricca di centinaia di nidi, ove nidificano tutte le garzette (Egretta garzetta) che popolano i campi e le paludi dei dintorni. Problemi ambientali L'intervento antropico sul territorio ha svolto un ruolo determinante in quest'area. La morfologia dell'Oasi di Punte Alberete, come di tutto il litorale ravennate, non è infatti il risultato di un'evoluzione completamente naturale ma risente profondamente dell'azione bonificatrice dell'uomo svolta nei secoli passati. |
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