oasi di protezione
di marano lagunare

  Dati
  • Estensione: 1400 ha
  • Localizzazione:Comune di Marano Lagunare (Ud)
  • Accesso: Dal centro abitato di Marano
  • Periodo di visita: Dal 15 ottobre al 15 maggio
  Caratteristiche principali

Localizzata nell'omonimo comune, in provincia di Udine, tra la foce del fiume Stella ed il mare, è stata designata area Ramsar nel 1979, con una superficie di 1.400 ha. L'oasi è di proprietà dello Stato e di alcuni privati e comprende alcuni rifugi faunistici, in passato utilizzati come riserve di caccia. La gestione è affidata al comune di Marano Lagunare in collaborazione con il WWF.

Le lagune di Marano e di Grado, estese su di un'area di circa 16.000 ha, sono le più settentrionali del mare Adriatico e, conseguentemente, dell'intero Mediterraneo. Il sistema lagunare friulano è delimitato a Est dal fiume Isonzo e a Ovest dal fiume Tagliamento, lungo un arco di circa 32 km per una larghezza media di circa 5 km.

Le Lagune sono chiuse verso il mare da un cordone di isole e di banchi sabbiosi più o meno persistenti e di cui le entità più rilevanti sono le isole Martignano, Sant'Andrea, Buso, Morgo, Grado, i Banchi d'Orio e Mula di Muggia.

Le attuali Lagune di Marano e Grado sono suddivise normalmente in sei diversi bacini che corrispondono allo sbocco di altrettanti fiumi immissari e che da Est verso Ovest sono precisamente: il bacino di Primero, di Grado, di Morgo, di Porto Buso, di Sant'Andrea e di Lignano.

Geologicamente, l'intero sistema lagunare si originò all'incirca 5.000-6.000 anni fa, durante l'Olocene, come risultato dell'interazione di movimenti di subsidenza, responsabili del progressivo abbassamento del territorio, con l'eustatismo postglaciale, determinatosi a seguito del graduale scioglimento dei ghiacci accumulati negli «indlansis» dell'ultima glaciazione würmiana. I numerosi corsi d'acqua sfocianti in quest'area garantirono un elevato apporto detritico, e i materiali così trasportati si accumularono progressivamente e, per azione combinata delle maree e del moto ondoso, vennero ridistribuiti lungo la fascia costiera in maniera tale da costituire una serie di cordoni sabbiosi (lidi) disposti parallelamente alla linea di costa, delimitanti al loro interno l'attuale complesso lagunare.

Idrologicamente, la laguna di Marano, è caratterizzata da un più elevato apporto idrico, dato che qui sfociano tutti i maggiori fiumi di risorgiva della bassa pianura. Piuttosto ampie sono le escursioni di marea, con valori normali attorno ai 60 cm e valori massimi (maree sizigiali) di 100 cm. Oltre alle maree, è da ricordare il fenomeno delle sesse, caratteristico dell'alto Adriatico. Elevato è pertanto lo scambio idrico fra la laguna e il mare aperto, variando la velocità delle correnti dai 20 ai 50 cm/sec. I fiumi immissari possiedono una portata annua quasi costante valutabile intorno ai 70 m3/sec, elemento questo di grande importanza per i processi biologici in genere, garantendo un considerevole apporto di sostanze nutritive, nonchè una ossigenazione notevole delle acque. I valori di salinità differiscono notevolmente nei vari settori, essendo in ogni caso inferiore nella laguna di Marano rispetto a quella di Grado. E così, mentre i valori del golfo di Trieste si aggirano intorno al 35-37%, la concentrazione all'interno della presente laguna scende a valori medi compresi tra il 25 e il 30% a seconda del regime di marea e delle varie zone, potendosi pertanto rilevare valori estremi oscillanti tra il 5 e il 33%

Per quanto concerne il clima, le temperature medie annue si aggirano intorno ai 9 °C e la media annuale delle precipitazioni è di circa 1.000 mm. Elemento di considerevole importanza, in quanto responsabile della comparsa di associazioni vegetali spesso caratteristiche e del tutto singolari, è l'esistenza di microclimi, prevalentemente a livello dei corsi d'acqua, le cui acque, fredde rispetto a quelle del mare, provocano lungo le rive un abbassamento della temperatura atmosferica. In aggiunta a ciò, la limitata profondità delle acque favorisce l'evaporazione, responsabile di notevoli escursioni delle temperature, con derivanti fenomeni di continentalismo termico diurno. Durante l'inverno, infine, vaste estensioni della laguna possono gelare completamente.

Flora

La vegetazione è costituita da specie eurialine ed euriterme ed è differenziata in relazione ai diversi ambienti identificabili nella laguna: le barene, le velme, i ghebbi, le dune costiere e i banchi sabbiosi, le terre emerse.

Nelle barene, o «laguna morta» le cui acque non sono direttamente comunicanti con il mare, domina la spartina delle barene (Spartina maritima = S. stricta), utilizzata per consolidare gli argini degli isolotti artificiali eretti per ospitare i casoni dei pescatori. La vegetazione a Spartina ha probabilmente il suo centro di origine nell'America meridionale (anche in ambienti continentali) e da qui irradia lungo le coste atlantiche dell'America boreale, dell'Europa occidentale ed infine all'alto Adriatico, che ne costituisce l'estremo avamposto orientale.
La laguna di Venezia S. marittima viene sommersa quasi giornalmente da acqua con salinità variante attorno al 28-32 %, prossima cioè a quella dell'acqua marina.

Le velme sono quelle zone che risultano regolarmente sommerse, ma che tuttavia emergono in conseguenza della regolare variazione del livello marino con i moti di marea. Le velme scambiano pertanto direttamente le loro acque con quelle del mare aperto e per tale prerogativa vengono chiamate localmente «laguna viva». Abbondano qui le specie vegetali che meglio sopportano le variazioni di salinità e tutti gli altri parametri fisici che regolano la vita nella laguna.

Sui banchi sabbiosi e sulle dune interne è diffusa la flora alofila, con alcune specie psammofile.

Sempre in tema di vegetazione, è necessario comunque notare che la specie dominante nella laguna di Marano, soprattutto attorno alla foce del fiume Stella, è la cannuccia di palude (Phragmites australis).

La cannuccia segue, nella sua distribuzione, le zone in cui è più ricco l'afflusso di acque dolci e dunque occupa quasi tutto il margine interno della laguna. In particolare, poichè il fiume Stella si spinge con un sistema deltizio profondamente nel cuore della laguna di Marano, l'area coperta dai fragmiteti è pari a diverse centinaia di ettari proprio in questa zona. Inoltre, dato che questa specie possiede un fortissimo apparato radicale ed una capacità prodigiosa di propagarsi per via vegetativa, ha tendenza ad occupare tutti gli spazi vuoti interni all'area, ciò potrebbe portare all'interramento e quindi alla scomparsa di alcuni interessanti biotopi, legati ad acque di risorgenza all'interno della laguna, costituituenti isole a bassissima salinità in grado di ospitare comunità animali particolarmente interessanti.

Fauna

Passando alla fauna, nell'Oasi di Marano Lagunare si rinviene una quantità assai elevata di microrganismi e di invertebrati come bivalvi, anellidi e molluschi, costituenti la base della catena alimentare che sostiene le abbondanti popolazioni di pesci e di uccelli acquatici. Particolarmente interessanti sono, al riguardo, le barene, ospitanti una serie di microorganismi specializzati a sopportare notevoli variazioni dei parametri fisico-chimici dell'ambiente.

L'avifauna è veramente ricca, essendo state qui riconosciute più di 250 specie. È proprio per tale motivo che l'area è stata dichiarata, a ragione, di interesse internazionale in accordo con la Convenzione di Ramsar. Questa "esuberanza ornitologica", come è stata definita da alcuni autori, può essere spiegata considerando l'estensione dell'ambiente lagunare cui bisogna aggiungere quello boschivo e quello marino. La stessa posizione geografica della laguna di Marano rende la comunità ornitologica presente più ricca e più varia di altre zone umide italiane. Situata infatti nel settore nord-orientale della penisola italiana, la laguna si arricchisce di specie tipiche dell'Europa settentrionale e della penisola balcanica.

Problemi ambientali

Le maggiori fonti di preoccupazione per il futuro della laguna di Marano sono le opere di drenaggio e di prelievo dei materiali incoerenti, nonchè il crescente inquinamento e sviluppo delle attività turistiche.

Si stima che negli ultimi cinquant'anni siano stati prelevati oltre 8 milioni di metri cubi di sabbia dalle dune costiere per il ripascimento delle spiaggie turistiche, fattore questo che ha determinato l'incremento dei processi erosivi, con conseguente progressiva riduzione dell'estensione del sistema dunale stesso.