riserva naturale
del lago di burano

  Dati
  • Estensione: 410 ha
  • Localizzazione: Nel comune di Capalbio
  • Accesso: Da Capalbio scalo
  • Periodo di visita: Dal 1 settembre al 30 aprile
    la domenica
  Caratteristiche principali

Situata lungo la costa tirrenica, a sud dell'Argentario, nel comune di Capalbio (provincia di Grosseto), circa 10 chilometri a ESE della riserva naturale della laguna di Orbetello.

Questa riserva venne istituita nel 1962; cinque anni dopo (1967) venne affittata dal WWF e nel 1976 fu designata area Ramsar (410 ha); infine, nel 1980 fu dichiarata, con Decreto Ministeriale, riserva naturale dello stato. L'area in questione è di proprietà privata e la sua gestione è, come già accennato, curata direttamente dal WWF in base ad un contratto d'affitto con la società proprietaria dei terreni, contratto che comprende anche, dal 1981, la pesca nel lago.

Poco a nord del fiume Chiarone, si stende il primo dei relitti della maremma toscana: diviso dal mare da un "tomboleto" (striscia di duna) ricoperto da una folta macchia mediterranea con qualche esemplare di roverella e qualche vetusta rovere, il lago di Burano (140 ha, profondità media circa 1 m). Il lago si inquadra geomorfologicamente nell'ambito di quel sistema di dune costiere e laghi retrodunali, tipici (quantomeno in passato) di una vasta porzione del litorale tirrenico che dalle foci del Magra giungeva fino ai Campi Flegrei, con rare soluzioni di continuità.

Il lago di Burano è costituito da acque salmastre e, fatta eccezione per un canale di connessione, parzialmente artificiale, localizzato nei pressi della torre medioevale di Buranaccio,è separato dal mare da una duna sabbiosa . Il bacino è alimentato dalle acque dei tre principali canali di bonifica dell'area compresa tra il Chiarone, Ansedonia e il lago artificiale di S. Floriano.

Flora

Lungo le sponde del lago dominano i canneti, tra cui si aprono numerosi «chiari»; tutt'intorno vi sono zone acquitrinose dove crescono rigogliose le tife (Typha spp.), i carici (Carex spp.) e il giunco palustre (Juncus palustris), mentre nelle acque del lago cresce una ricca vegetazione comprendente diverse specie acquatiche. Sul tombolo di Capalbio si ritrovano specie caratteristiche della macchia mediterranea. Completano il quadro degli ambienti presenti a Burano vasti laghi temporaneamente allagati a ponente del lago e campi coltivati e pascoli, che si estendono soprattutto immediatamente a ridosso della fascia palustre e sono suddivisi dai numerosi canali di raccolta delle acque.

Fauna

Il lago di Burano è uno dei principali siti di svernamento per moltissime specie di uccelli acquatici. Si ricordano i cormorani (Phalacrocorax carbo sinensis - simbolo della riserva), i quali trascorrono l'inverno in Italia provenendo dalle colonie di nidificazione situate lungo le coste del Mar Baltico e del Mare del Nord. Assai numerosi sono gli anatidi e i limicoli. Riguardo a questi ultimi occorre notare tuttavia che il lago di Burano, rispetto alla limitrofa laguna di Orbetello, presenta minori estensioni di limo ed acquitrini, risultando loro ecologicamente meno adatta. Anche i rettili e gli anfibi sono molto comuni nella riserva. Tra i primi si ricorda la testuggine di Hermann (Testudo hermanni), che lascia sul suolo tracce inconfondibili. Tra i mammiferi merita ricordare la lontra (Lutra lutra), che insieme alla foca monaca (Monachus monachus) è il mammifero attualmente più minacciato di estinzione in Italia. Ricca è l'ittiofauna, mentre tra gli invertebrati si segnalano alcune rarità ed endemismi di rilievo come il coleottero scarabeide (Ceratophius rossii) e un lepidottero (Lelia cenosa). La fauna ittica presente nel lago e nei canali di bonifica rappresenta una preziosa risorsa economica per l'area. Lo sfruttamento non intensivo delle popolazioni di pesci qui presenti sta dimostrando quanto più redditizi possano essere i laghi salmastri costieri rispetto alle coltivazioni che si possono compiere sulle medesime superfici bonificate.

Problemi ambientali

I cambiamenti a breve e lungo termine a livello ecologico individuabili nell'area, sono sostanzialmente legati alla rimozione di ingenti quantitativi di sabbia con conseguenti processi di deflazione. Il turismo intensivo durante la stagione estiva è talora causa di incendi. Prima dell'istituzione della riserva, la caccia era assai attiva in tutta la zona, tanto che oltre 6.000 uccelli venivano uccisi annualmente.