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Caratteristiche
principali
Creato nel 1980, con l'intento di salvaguardare un
brandello della grande foresta che in passato ricopriva
la costa tirrenica dalla foce del Tevere fino a S.
Marinella. L'area protetta è localizzata tra Marina di
S. Nicola e Ladispoli ed è di proprietà della famiglia
degli Odescalchi, la quale, dal 1639, possiede il
castello qui presente, originariamente edificato per gli
Orsini. Il WWF, in accordo con i proprietari, garantisce
la conservazione dell'area, incentivando le visite da
parte del pubblico interessato.
Geologicamente, il substrato prevalente è costituito
dalla «panchina», tipico deposito quaternario formato
dall'accumulo di resti scheletrici carbonatici di
molluschi. Per alterazione di questo basamento calcareo
si è formata terra rossa, mentre uno strato argilloso
alluvionale rende impermeabile il terreno, permettendo in
tal modo la formazione, durante la stagione piovosa, di
pozze d'acqua dolce dette localmente «piscine».
Flora
La vegetazione comprende piante acquatiche, localizzate a
livello delle raccolte di acqua dolce, ed alcune essenze
arboree, tipiche della macchia mediterranea, nelle zone
boscose. Nel parco del castello medioevale degli
Odescalchi sono presenti numerose piante esotiche.
Diverse sono le specie di orchidacee, per le quali è
stato allestito un orto botanico, e di funghi, che
crescono abbondanti tra le ceppaie e nel sottobosco.
Fauna
In virtù della sua posizione geografica, Palo è
interessata dal passaggio di un elevato numero di specie
di uccelli migratori (oltre 200), al punto che nell'area
è stato allestito un centro di inanellamento dalla
Stazione Romana per l'Osservazione e la Protezione degli
Uccelli. Sono soprattutto i passeriformi che vengono
inanellati.
Presenti numerosi mammiferi tipici di questo litorale
come listrice, faine, volpi e puzzole.
Problemi ambientali
Nei decenni passati, prima della istituzione dell'oasi
faunistica, il territorio di Palo fu interessato da una
intensa attività di bracconaggio, che portò alla
scomparsa del daino (Dama dama), il quale in passato, per
l'abbondanza degli individui, creò seri danni alla
vegetazione. Neanche il tratto di mare prospicente
quest'area protetta è stato risparmiato dall'intervento
dell'uomo: le colonie di corallo rosso sono infatti
praticamente scomparse a causa delle razzie compiute dai
subacquei. |