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Dati
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Caratteristiche principali La sua area totale, comprende una vasta porzione del mare di Wadden situata tra le foci dei fiumi Elba ed Ems e si estende dalla costa sino alla catena di isole delle Frisone orientali. All'interno del territorio dichiarato parco nazionale sono comprese numerose riserve naturali di estensione spesso limitata e buona parte di questa fascia costiera è considerata di importanza internazionale per l'avifauna. A tale riguardo si distinguono le seguenti tre aree Ramsar (stabilite nel 1974 e ratificate nel 1976): Wattenmeer, Elbe-Weser-Dreieck (38.460 ha), comprendente l'area di conservazione naturale di Knechtsand-Eversand; Wattenmeer, Jadebusen e foce occidentale del Weser (49.490 ha), comprendente le tre aree di conservazione naturale di Jadebusen (16.600 ha), di Mellum (3.500 ha) e di Süderkleihörne (15,8 ha) e il rifugio faunistico di Jadebusen (2.000 ha); Ostfriesisches Wattenmeer e Dollart (121.620 ha), contenente 12 riserve naturali costituenti circa il 10% dell'area stessa. Il mare di Wadden si estende parallelamente alla costa da Den Helder, in Olanda, sino a Esbjerg, in Danimarca, costituendo una fascia larga dai 5 ai 20 km con una area di complessivi 730.000 ha. Di questi, ben 450.000 ha (all'incirca il 60%) fanno parte della Germania, mentre i restanti 280.000 ha rientrano nei confini dei Paesi Bassi (230.000 ha) e della Danimarca (50.000 ha). Gli estuari dei fiumi Ems, Weser, Elbe e Eider vengono tutti a contatto diretto con le acque di questo mare. Dal punto di vista geomorfologico si ritiene che il mantenimento di quest'area è regolato da un elevato numero di fattori, tra loro strettamente interagenti ed interdipendenti. I corsi d'acqua che sfociano nell'area forniscono elevati apporti detritici, costituiti in prevalenza da sedimenti a grana fine; altri apporti di materiali provengono inoltre dal Mare del Nord. Il sistema di lidi disposti parallelamente alla costa agisce da sistema naturale per la riduzione dell'energia e della turbolenza delle acque, limitando in tal modo il pericolo di violente mareggiate. La funzione di questa barriera è tale da garantire la deposizione di materiali fini nella fascia di mare interna. Un ruolo di fondamentale importanza per la mobilitazione dei sedimenti e per l'evoluzione dinamica dell'intera fascia costiera è svolto dalle maree, responsabili del periodico allagamento e prosciugamento delle piane tidali. Volendo stabilire una zonazione dell'intera fascia costiera in relazione all'escursione di marea, si possono distinguere, procedendo da terra verso mare: paludi salmastre, al di sopra del livello massimo di alta marea; piane fangose, piane miste, sabbioso-fangose e piane sabbiose, attraversate da canali di marea, fra il massimo livello di alta marea e il minimo livello di bassa marea; fondali permanentemente sommersi, al di sotto del minimo livello di bassa marea. Si ricorda infine che dall'ultimo periodo glaciale il livello del mare è andato incontro ad un progressivo innalzamento (eustatismo postglaciale). Un ruolo ecologico di grande importanza è svolto inoltre dalle aree interdunali, le quali ospitano una fauna ed una flora assai ricche e diversificate, rappresentato dalle dune, formatesi per accumulo progressivo di depositi sabbiosi ad opera delle correnti di marea e delle onde e successivamente emersi, in maniera tale da restare per manentemente asciutti. Quando, nei primi stadi evolutivi, non si è ancora formato un manto vegetale a trattenere con il relativo apparato radicale i granuli di sabbia, le dune sono inevitabilmente soggette ai processi di deflazione e sono, pertanto, destinate a mutare rapidamente di forma e dimensioni, sin tanto che non raggiungono le opportune condizioni di stabilità allorchè vengono colonizzate dalla vegetazione psammofila. Si tratta di zone estremamente produttive, al punto che un solo metro quadrato di queste fornisce materiale vegetale in quantità maggiore di quella di una corrispondente porzione di terreno arabile. Circa il 60% della biomassa è prodotta sul luogo, mentre il restante 40% proviene dal Mare del Nord, tramite le maree. Flora Le paludi salmastre costituiscono un habitat caratterizzato da tipiche comunità vegetali alofile. La crescita delle piante dipende strettamente da vari fattori, tra cui i principali sono la durata e la frequenza degli episodi di sommersione da parte delle acque del mare, il contenuto in sali del suolo e la sua umidità. Molto abbondanti sono, in particolare, le diatomee, alghe brune unicellulari a guscio siliceo costituenti estesi tappeti di importanza primaria per la dieta di molti animali. Fauna Almeno 2.000 specie di animali, in prevalenza insetti, sono adattati alla vita in questo particolare habitat, in apparenza quasi privo di vita e talora addirittura desolante. Si calcola che oltre 400 specie di insetti dipendano per la loro sopravvivenza da una ventina di specie vegetali. È quindi superfluo sottolineare che l'eventuale scomparsa anche di una sola fra queste piante potrebbero avere serie ed irreparabili conseguenze sul futuro di interi biotopi, riducendo sensibilmente la diversità delle specie. Le paludi salmastre costituiscono inoltre un ambiente di estrema importanza per la riproduzione e la sopravvivenza dell'avifauna. |
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